per le tradizioni della tua città

DICEMBRE 2017 - A VOXE DU CAMPANIN

10.12.2017 12:54

FINLANDA-ITALIA AL CAMPANIN  RUSSU

Gradita visita al Campanin Russu, martedì 17 ottobre, del Presidente dell’Associazione “Finlandia - Italia”, prof. Raoul Aspegren, venuto a salutare gli amici che con lui, da anni, si trovano in perfetta sintonia nella difesa degli usi e costumi delle due nazioni. Aspegren, recentemente a colazione con il nostro Presidente della Repubblica, nella sua visita in Finlandia, si è intrattenuto nella spiegazione della vita culturale a Helsinki, dove insegna in quell’Università. Un vero amico dell’Italia e di Varazze in particolare, Aspegren, che s’interessa soprattutto dei rapporti socio culturali che intercorrono tra i due Paesi, correndo, appena gli impegni glielo permettono, a fare “il pieno” del nostro sole di cui sente particolarmente la mancanza nelle lunghe notti dell’emisfero boreale. Una visita che ha portato un po’ l’eco di quel vento del nord che parla di efficienza sociale e di rispetto delle regole comunitarie, delle quali  avremmo bisogno anche noi…Un simpatico brindisi ha accompagnato questa sua visita, la seconda del 2017, alla sede del Campanin Russu, rafforzando così ulteriormente l’amicizia tra i due Paesi, anche attraverso la nostra piccola, ma efficiente Associazione.

UNA NUOVA SEDE PER LA PROTEZIONE  CIVILE

Grande (e giusta) festa, per la Protezione Civile di Varazze, Sezione “A. Fazio”, venerdì 20 ottobre u.s., per l’inaugurazione della nuova sede di via Carducci (ex uffici dell’Acquedotto Civico), i cui locali sono stati strutturati con un’intelligente e adeguata sistemazione e permetteranno un proficuo svolgimento, interno ed esterno, di quella conduzione ancor più efficiente che già svolgono gli attivissimi militi volontari di questa vitale realtà cittadina nell’ambito della sicurezza del territorio. E l’importanza di questo evento è stata contrassegnata dalla presenza di molti cittadini, che si sono stretti ai militi in una cornice di simpatia, meritato riconoscimento per l’opera svolta spesso in condizioni difficili e pericolose. Il Sindaco Alessandro Bozzano, presenti gli Assessori Mariangela Calcagno e Laura Manna, ha rilevato la sintonia esistente tra il Comune e la Protezione Civile, che ha permesso di arrivare finalmente al traguardo di questa nuova e necessaria sede che può agevolmente ospitare le attrezzature atte ai soccorsi richiamati dalle contingenze in atto, oltre ad una degna sistemazione del personale in vigilanza permanente. Nel ringraziare le Autorità e le Associazioni presenti, il Presidente della protezione Civile di Varazze, Lorenzo Ravano, ha offerto al Sindaco una divisa del Gruppo Operazioni, seguito dalla benedizione impartita dal Padre Carmelitano fra Paolo.

U LÛNÄIO DE VÄZE VELEGGIA…

Due riuscite presentazioni del Lûnäio de Väze 2018, rispettivamente a Televarazze e alla Biblioteca Civica, avvenute nello scorso mese di ottobre, hanno ribadito l’importanza di quella che ormai si può considerare a tutti gli effetti, una vera e propria pubblicazione di cultura, non solo locale, ma di più largo respiro, in quanto, per ragioni di maggior comprensione, si abbina alla lingua italiana, quando ciò è necessario, come per quest’ultima edizione. Nelle due presentazioni sono state rimarcate, infatti, le caratteristiche precipue di tale abbinamento, soprattutto laddove le splendide immagini di Lorenzo Pansolin illustravano a colori, con la tecnica del “Puntinismo”, alcuni aspetti della flora del nostro territorio. Nella trasmissione di Televarazze “Incontri”, condotta come sempre con verve da Piero Spotorno, si sono alternati il Presidente del Campanin Russu Giovanni Ghione, Lorenzo Pansolin, Gianni Giusto e l’Assessore Alla Cultura Mariangela Calcagno, mentre nell’incontro in Biblioteca, oltre a Ghione e a Pansolin, si sono aggiunti il Consigliere Comunale all’ambiente, Ambrogio Giusto, Mario Traversi e l’editore del Lûnäio Andrea Parodi. I due eventi si sono svolti sul filo di una narrazione che ha tenuto conto delle nostre tradizioni e delle bellezze del nostro territorio, con appropriate spiegazioni tecnico-artistiche da parte di Lorenzo Pansolin, il tutto in un cocktail di simpatia e di cordialità che ha premiato l’impegno del Campanin Russu e del Giornalino, uniti in questa bella e qualificante avventura. Non rimane che augurare un buon 2018 ai fedeli lettori che per dodici mesi saranno accompagnati dal vecchio e caro amico Lûnäio

U CONFEUGO IN CIASSA BEATO GIACOMO

Sabato 16 dicembre, alle ore 10,30, Varazze celebrerà U CONFEUGO, l’antica usanza degli auguri portati dall’Abate del popolo alle Autorità cittadine in occasione delle feste natalizie, in particolare per il Nuovo Anno. Come da programma, il corteo, in costume del ‘300, partirà dal sagrato dell’Oratorio di N.S. Assunta e, percorrendo via Malocello, confluirà in piazza Beato Jacopo, dove le fiamme avvolgeranno il ceppo augurale dell’alloro, previo uno scambio di saluti, qualche “mugugno” (portato dall’Abate al Sindaco) e l’offerta vicendevole del pane e delle noci (o dinâ dae noxi”), che confermerà la fedeltà alle istituzioni, sollecitate dal popolo a una buona conduzione della città nei prossimi dodici mesi del Nuovo Anno. La manifestazione, organizzata dal CAMPANIN RUSSU in collaborazione con l’Associazione “SACRE RAPPRESENTAZIONI DI S. CATERINA DA SIENA”, l’“ORATORIO N.S. ASSUNTA” e il patrocinio del COMUNE DI VARAZZE, sarà impreziosita  dall’esibizione dell’equipe di “DANZASTUDIO” diretta da Giovanna Badano, per cui cittadini e ospiti potranno assistere ad una vera e propria pagina di storia e di folclore che ci giunge dal passato e che può ancora oggi suggerire utili spunti per una costruttiva collaborazione fra Autorità e Popolo, anche con doverosi “pungoli”, nel superiore interesse di una Varazze che merita sempre più di distinguersi con onore fra le sorelle dell’arco ligure.              

E IL “NATALE  VÄZIN” ALL’ASSUNTA

Nel pomeriggio dello stesso sabato 16 dicembre, alle ore 16, festa nell’Oratorio N.S. Assunta per il classico “NATALE  VÄZIN”, canti e poesie della tradizione ligure, cori di voci bianche e filastrocche che ci riporteranno all’atmosfera di antichi Natali, al profumo dell’”erba cocca” dei presepi accanto al camino, mentre la nonna raccontava….Un appuntamento familiare, il Natale Väzin, come una voce che resiste al tempo e alle mode e ci fa sentire, almeno una volta l’anno, quel senso di serena fraternità che dovrebbe accompagnarci sempre, come in un bellissimo, ideale “Lûnäio”, dove ogni giorno c’è scritto “NATALE”….

UN PO’  DI STORIA CITTADINA

Molti forestieri e fedeli villeggianti, ma anche concittadini, ci chiedono spesso lumi sulla toponomastica cittadina, soprattutto per quei nomi che appaiono nei vicoli del centro storico. Ebbene, abbiamo pensato sia giusto rispondere a tali domande per aprire pagine di storia apparentemente minore, che ci riportano invece a personaggi e ad imprese che meritano la nostra attenta considerazione, iniziando da vico Salvo, che si congiunge con piazzetta della Curia (a sua volta a lato est di piazza Beato Jacopo). La dedica si riferisce alla famiglia Salvo, che diede alla Repubblica di Genova illustri personaggi nel campo marittimo e diplomatico, tra cui Antonio di Gioacchino, che visse nella seconda metà del 1300. Eletto Anziano di Genova nel 1347, Antonio Salvo assunse il comando di una galea e nel 1371 fu uno dei capitani della flotta che agli ordini dello suocero e concittadino Tomaso Morchio espugnò Malta nel corso di una grande battaglia navale durante la quale fu catturato lo stesso comandante avversario, Jacopo da Passano, che si era vantato di voler distruggere la potenza navale di Genova. Alla famiglia Salvo Varazze ha dedicato il vicolo di cui sopra. Ci è parso doveroso fornire queste spiegazioni che ci permettono di entrare nel cuore stesso della nostra storia cittadina, le cui pagine possono aiutare le giovani generazioni a conoscere più specificatamente le loro antiche radici, in un mondo e in un’epoca che danno poco o niente spazio al nostro glorioso passato. 

FRANCO CATTANEO: QUANDO IL LAVORO DIVENTA ARTE

Le sue barche cono conosciute in tutto il mondo, è il caso di dirlo, prue svettanti di gozzi o altri tipi d’imbarcazioni, tutte con lo stile inconfondibile di un artista che firma le sue opere con una bravura eccezionale, cresciuta alla scuola del padre e dello zio e di diverse generazioni parentali di maestri d’ascia e gente di mare, una “chicca” anche per la nostra città. Parliamo di Franco Cattaneo, maestro d’ascia con un palmares di successi che ha portato il suo nome sul podio internazionale della cantieristica artigianale, un lavoro solitario e schivo di clamori, così come dal suo carattere che punta alla praticità senza inutili tante parole. Quanti personaggi illustri sono passati nel suo cantiere di via XXIV Aprile, quante commesse eseguite e quante altre respinte per l’impossibilità di aderirvi, dati gli impegni che da sempre lo tengono curvo sul banco o a bordo d’imbarcazioni che “rinascono” sotto le sue abili mani. Artista, dicevamo, mani che compongono spartiti di una musica antica dal profumo ineguagliato del legno, che Franco lavora quasi accarezzandolo, nonostante i tempi nuovi della plastica. Lo abbiamo “catturato” in una splendida mattinata dello scorso novembre a bordo di una grossa imbarcazione che stava costruendo e lui non voleva essere ripreso, perché in tenuta da lavoro, ma quella era la sua divisa d’ordinanza, più che onorevole, e, per questo, siamo andati avanti. Non molte parole, ma qualcosa è uscito fuori; creature andate spose a gente importante, artisti di grido, come Walter Chiari e altri che ci ha pregato di non nominare, per quella riservatezza propria dell’uomo che vale. Un recente servizio di RAI TRE ci aveva spinto a seguirne l’esempio, pur nella nostra piccola dimensione giornalistica. Non voleva, ma poi, con quel suo sorriso che ha qualcosa di malinconico, pensando forse che non lascerà a nessuno il testimone di quel prezioso lavoro, ci ha regalato un breve spazio per una chiacchierata. Lo dovevamo. Per la sua arte, per l’onore che fa a Varazze, perché qualche giovane, forse, leggendo queste righe, chissà? Potrebbe chiedergli come si diventa maestri d’ascia, e magari…. Il sole era già alto quando ci siamo lasciati. La pialla e lo scalpello lo aspettavano. Arrivederci a una sperata prossima puntata.                                                       

LA PRIMA GUERRA MONDIALE IN MOSTRA A VARAZZE

“La mostra che stiamo per inaugurare oggi a Varazze è stata voluta dagli Alpini all’estero in Europa con lo scopo di condividere un ideale, che è quello di dare in custodia alle nuove generazioni un futuro di pace senza cancellare il passato.”Con queste parole, il direttore della rivista “L’Alpino in Europa” Giovanni Camesasca, ha aperto, lunedì 30 ottobre, alle ore 10,30, all’Auditorium “Fratelli Stellati”, un’interessantissima mostra di fotografie e documentazioni storiche sulla prima Guerra Mondiale, che ha permesso alla cittadinanza, per cinque giorni, di approfondire la conoscenza, spesso inesatta e distorta, dell’immane catastrofe che coinvolse dal 1914 al 1918 buona parte dell’Europa, e nella quale l’Italia pagò duramente con un sacrificio di sangue di oltre 600.000 morti, più migliaia e migliaia di feriti. Le immagini, in un percorso per anno e per date, sono state illustrate dallo stesso Camesasca, il quale si è soffermato sulle più significative fasi che hanno interessato soprattutto il fronte est alpino, dalla disfatta di Caporetto a Vittorio Veneto, un cammino di lotta e di sofferenze che ha avvinto il pubblico accorso a questa mostra itinerante per l’Europa che, per la nostra città, è stata organizzata dalla Sezione Alpini di Varazze e dalla rivista “L’Alpino in Europa”, con il patrocinio del Comune. Dopo l’intervento del Sindaco Alessandro Bozzano, che ha ricordato l’importanza di quelle eloquenti immagini esposte e la lezione che da esse ognuno deve trarre per un presente e un domani all’insegna della pace fra i popoli, il pubblico, come sopra accennato, ha potuto soffermarsi a lungo davanti ai pannelli illustrativi, in una visita meditata e a tratti non priva di emozione, vera e propria lezione di storia che va a onore dell’Associazione Alpini, sempre sollecita a dare esempi di solidarietà e di vita. Erano presenti alla manifestazione l’Assessore alla Cultura Mariangela Calcagno, il Presidente Provinciale Ass.ne Alpini Emilio Patrone e numerosi rappresentanti delle Associazioni d’Arma e culturali della città.

IN RICORDO DI VERA PALOMO

A un anno dalla sua scomparsa, Vera Palomo, delicata pittrice e poetessa con un passato di significativi successi a livello regionale e nazionale, è stata ricordata, lunedì 6 novembre, presso la sede del G.A.V. (Gruppo Artisti Varazzesi) con una interessante mostra delle sue opere e la lettura di poesie che ne hanno accompagnato il cammino di donna e di artista. Dopo alcune parole d’introduzione da parte del marito Giovanni Laviosa, che ha ricordato i tratti salienti della personalità di Vera, ricca di valori e attenta alle problematiche del mondo, il poeta e scrittore Silvio Craviotto si è soffermato sui molteplici interessi che hanno contraddistinto il cammino artistico dell’artista, leggendo quindi due poesie della stessa Palomo. Altre due poesie, sempre di Vera, sono state lette da Mario Traversi, il quale ha illustrato alcuni aspetti inediti della Palomo (la bravura nella pesca al bolentino), il tutto in un’atmosfera di serena e attenta compostezza. Una mostra di luci e di colori, soprattutto di sorrisi, così come sapeva sorridere Vera alla vita, anche nelle situazioni dolorose della sua malattia; mostra confortata da un pubblico numeroso che ne ha siglato il successo nella consapevolezza del suo alto significato morale (i proventi andranno a favore della ricerca sul cancro).  Erano presenti il figlio di Vera, Eugenio, il Parroco di S. Ambrogio, don Claudio Doglio e numerosi amici d’arte, tra cui il Presidente del G.A.V. Corrado Cacciaguerra, parenti ed estimatori delle opere che per una settimana sono state esposte in ricordo di questa figura che il tempo non scolora, come un quadro di classica e nobile composizione. 

NUOVO DIRETTIVO AL CIRCOLO DEL TRUCO

In preparazione delle prossime gare per l’esercizio 2017-2018, il Circolo del Truco “Ciassa du balun”, ormai conosciuto a livello regionale e nazionale, soprattutto per l’intensa attività estiva che ha portato il popolare gioco del “Truco” a un forte rilancio dalla Boca di Buenos Aires a Varazze, ha eletto il nuovo direttivo, che risulta così composto: Presidente Piero Molinari (Peassa), con voti 20, (nuovo “big” che ha bruciato le tappe in una escalation di astuzia e prontezza); Vice Pres. Ambrogio Canepa, con voti 10, (già Presidente di provate capacità); Cassiere Luigi Tassara, voti 4, (vero certosino nell’amministrare i fondi del Circolo, detto anche “stappa numeri”); Consiglieri, con un voto ciascuno: l’avv. Antonio Ghigliazza e il dott. Stefano Fazio, con compiti di supporto all’organizzazione delle gare. I votanti sono stati 36, un numero apparentemente esiguo, ma che esprime una sostanziale crescita se si pensa alle origini, a riprova del consenso del Solaro per questo gruppo che anima piazza Bovani (ciassa du balun) con le tipiche espressioni spagnolesche del gioco, interessando sempre più cittadini e ospiti della colonia balneare varazzina.

NONOSTANTE TUTTO È ANCORA  NATALE

Si sentiva già nell’aria almeno un mese prima, quando i primi freddi annunciavano l’arrivo dell’inverno, quello vero, fatto di neve e di ghiaccio, di cappotti e di sciarpe, di pantaloni alla zuava per i ragazzi e di gonne lunghe e calde per le ragazze, di stufe economiche dove si cucinavano cibi semplici ed essenziali, con tanta fantasia e poche calorie. Il Natale degli anni ’40 e ’50 si presentava così, dal tunnel della guerra al primo sole della ricostruzione che avrebbe portato al boom economico di un’Italia da record. Un Natale ancora povero, ma ricco di significati e di attese che facevano sognare i più piccoli per qualche regalo che sicuramente sarebbe arrivato, portato nella Notte Santa da Gesù Bambino e non ancora da Babbo Natale, così come il presepe, re assoluto che dominava in case le cui cucine si annerivano per il fumo di legna e di carbone per la cottura dei cibi e per parchi riscaldamenti. Il Natale di quegli anni era il giorno più importante dell’anno perché finalmente le famiglie si sedevano a tavola per un vero pranzo, con tanto di capponi (spesso comperati vivi e fatti ingrassare su poggioli o addirittura in casa, sistemati dietro una tendina sotto il lavello della cucina), il pandolce, il torrone e la frutta secca, dopo che il più piccolo dei figli aveva fatto trovare la “letterina di Natale” al papà, nascosta sotto il piatto, piena di buoni propositi e di auguri. In quei Natali, le cose e i regali di oggi non erano neppure ipotizzabili. Bastava poco e si era contenti. Si vedevano passeggiare persone che indossavano con dignitoso portamento cappotti rivoltati e vestiti con giacche svolazzanti che coprivano corpi rigorosamente magri, ignari di colesterolo e trigliceridi, il cui sogno era per lo più la bicicletta, e poi, un po’ più in là, la Vespa o la Lambretta, quando ciò sarebbe stato possibile. Natali spartani, con la Messa di Mezzanotte che richiamava folle di fedeli, tanto nelle città che nei paesi più piccoli e sperduti, in tempi in cui la fede temprava e univa al di là delle differenze sociali. Natali veri, intimi e, nonostante tutto, felici. Nelle cartolerie e tabaccherie, al mercato del sabato e a quello di Santa Lucia a Savona, si compravano le figurine per il presepe, che non doveva mancare in ogni casa, mentre l’albero di Natale cominciava a fare l’occhiolino, ma si trattava di un piccolo ginepro (zernaivu) con ghirlande di batuffoli di cotone e di carta argentata, più qualche mandarino. Il tempo scorreva con più calma e la parola “stress” non era ancora arrivata a cambiare registro ad una società che doveva rimettersi da ben altre ansie e difficoltà, retaggio di una terribile e disastrosa guerra. Tutto questo sarebbe cambiato presto. E anche noi saremmo cambiati. Il cosiddetto benessere avrebbe trasformato usi e costumi, riducendo il Natale ad un business che oggi ha investito il mondo intero, lasciando vaste aree di abbandono e di povertà laddove si continua a vivere alla giornata, quando è possibile, e a morire di fame e di guerre tribali. Un Natale sempre meno sacrale, fatto di regali e di auguri che non si sa cosa vogliano significare, se non di “passarsela bene”, soprattutto a tavola. La ruota della vita gira e non si ferma mai, e dal benessere siamo arrivati alla crisi, parola che forse non abbiamo ancora assimilato bene nel suo vero e per molti ancora oscuro significato. E ora siamo giunti a un nuovo Natale, tutto sommato ancora abbastanza godibile, ma con i segni unghiati di una nera signora che da tempo sgrana rosari di duri sacrifici e ci ha costretto a rivedere comportamenti che fino a ieri ci erano quasi naturali e dovuti, anche se qualche spiraglio di ripresa ci fa sperare… Forse certi cicli, pur faticosi da sopportare, ci permettono però di rivedere noi stessi sotto una luce diversa, più umana e razionale e di cominciare a pensare a una vita più vera e anche più semplice. Nessuno si augura di tornare ai cappotti rivoltati e all’autarchia di un tempo; si salverebbero forse i pochi delle generazioni degli anni ’30 e ’40, ancora in possesso di qualche anticorpo catturato con le privazioni di allora, per i giovani sarebbe molto più sofferto passare dalla torta... alla polenta. Però, questo momento non certo facile che stiamo attraversando, può servirci per sintonizzarci un poco con quei Natali che sembrano lontani anni luce, e a riscoprire la genuina atmosfera di una festa che può e deve portarci a un senso di fraterna collaborazione. Sì, nonostante tutto, è ancora Natale. Auguri sinceri.                                                    

ACQUATERAPIA  CON IL “LEON PANCALDO                                               

Cerimonia di altro significato sociale, nella mattinata di venerdì 10 novembre alla Marina di Varazze, per l’arrivo da Savona del “Leon Pancaldo”, il moto yacht già nave scuola dell’Istituto Nautico omonimo della città sabazia, ristrutturato a cura del Gruppo “Redancia”, impegnato nella cura e riabilitazione di soggetti psichicamente deboli. L’arrivo nel nostro porticciolo del Leon Pancaldo è stata l’occasione per presentare due specifici progetti, ai quali hanno aderito i Comuni di Savona, le due Albissole, Celle e, naturalmente, Varazze, varati allo scopo di coinvolgere i propri pazienti in una moderna terapia arricchita da programmi che si diversificano, oltre ai già esistenti, su nuovi parametri, come appunto il mare, dove il “Leon Pancaldo” diventerà un vero laboratorio itinerante di analisi e cura, come l’acquaterapia, in aggiunta a tutte quelle tecniche già in essere volte a recuperare l’interesse e la vivacità mentale dei pazienti. La cerimonia di presentazione di tali progetti ha visto la partecipazione delle Autorità Civili e Militari, tra cui il Ten.Col. del Gruppo Prov.le Carabinieri, De Masi; il Com.te della Capitaneria di Porto di Savona, Com.te Gasparini; il Com.te Locamare di Varazze, Capo Errante, il Com.te la Stazione Carabinieri di Varazze, Moscatelli. Per l’Amministrazione Civica di Varazze era presente l’Assessore alla Cultura Mariangela Calcagno e, nota veramente simpatica che ha coinvolto di giovanile entusiasmo tutti gli intervenuti, la numerosa presenza di degli studenti dell’Istituto Leon Pancaldo di Savona e delle Scuole medie di Varazze, Celle e Albissola. Molti e qualificati gli interventi per illustrare la tecnica e l’importanza di questi progetti, che portano il logo dell’Associazione ONLUS “Il Barattolo” del Gruppo Redancia diretto dal Dott. Giovanni Giusto, realizzatore scientifico dell’iniziativa. La bella e riuscita manifestazione è stata allietata dalla Band varazzina “Pesci in Barile” che fa parte, insieme a vari artisti di teatro, dello staff di sostegno psicologico della Redancia. In conclusione è stato servito un signorile rinfresco, quindi è iniziata la visita a bordo del Leon Pancaldo da parte soprattutto delle scolaresche.     

NEL RICORDO DI DON MORELLI                                                      

Per onorare l’opera svolta dall’indimenticabile Don Marcello Morelli negli anni in cui ha svolto il ruolo di Direttore dell’Oratorio Salesiano di Varazze, i suoi numerosi amici e collaboratori di tante iniziative e battaglie, l’hanno ricordato, domenica 12 novembre, nel decennale della sua scomparsa, con una serie d’iniziative iniziatesi con un’agape fraterna che li ha riuniti per un pranzo in cui l’allegria “morelliana” non mancava, come sarebbe piaciuto certamente al simpatico “toscanaccio”. Successivamente, nella sala a lui dedicata, è stata letta una poesia dedicatagli quando lasciò Varazze dopo il suo primo mandato, quindi sono stati proiettati da parte di Televarazze alcuni filmati che riprendevano scene di vita oratoriana interna ed esterna (Don Bosco sul mare, …ecc.) riportando così, in un viaggio nel tempo e nello spazio, il volto gioioso del caro Direttore a riunirsi quasi fisicamente al suo fedele e affettuoso gregge. Alle 16,30 è seguita la S. Messa nella cappella dell’Oratorio, per la cui costruzione, come la casetta di don Bosco ai Becchi, che si trova all’entrata dell’Oratorio, don Morelli si era tanto impegnato, chiamando a raccolta, con il suo fare simpatico ed efficace, le necessarie “braccia” per i lavori da compiersi. Una bella e gioiosa giornata, quella di domenica 12 novembre dedicata a don Marcello Morelli, un segno eloquente di come certe semine danno frutti copiosi che il tempo non fa appassire, così come l’opera di Don Bosco, oggi ridimensionata in alcune strutture per esigenze legate ai nuovi tempi, ma sempre viva e proficua in tutto il mondo.

PIER GIORGIO  FRASSATI  IN  MOSTRA A VARAZZE

Una mostra itinerante sulla figura di Pier Giorgio Frassati, il giovane torinese laico salito agli onori dell’altare per l’esempio di una vita integra e ricca di valori religiosi e umani, è stata ospitata, dal 27 ottobre al 12 novembre u.s., nella cappella dell’Oratorio Salesiano, riscuotendo un significativo successo di pubblico che ha potuto approfondire la conoscenza di questo giovane, (Terziario Domenicano, militante nell’Azione Cattolica e nella S. Vincenzo de Paoli), il cui culto si è esteso a tutto il mondo per la semplicità del suo messaggio cristiano, fatto di amicizia e di amore verso i poveri, riunendo in sé anche le doti di una vita normale e pratica, senza tentennamenti di fronte ai soprusi del potere nei confronti della Chiesa in anni difficili e dolorosi. Nel panorama del Santi della Chiesa Cattolica, Pier Giorgio Frassati rimane una figura emblematica del suo e nostro tempo, come rilevato da tre Papi, Paolo VI, (che lo ebbe nella sua F.U.C.I.), Giovanni Paolo II (che ne spinse il processo di beatificazione) e Benedetto XVI che ne sottolineò il suo forte spirito caritativo. La mostra prosegue ora per numerose altre località della penisola. Il culto di Pier Giorgio Frassati è molto forte anche nei paesi dell’Est Europeo, soprattutto in Polonia, ma anche in Australia, dove le sue spoglie incorrotte sono state portate in pellegrinaggio e ospitate nella cattedrale di Sidney nel luglio del 2008.

DOLCEACQUA E SAVONA PREMIANO TAVERSI

Alla 12^Edizione del Premio Letterario di Poesia Dialettale “G. Orengo” di Dolceacqua, Mario Traversi, con la poesia “Sô d’inverno” è stato premiato con “Menzione Speciale”, mentre al Concorso “U PREGIN” di Savona, dedicato alle “Nozze d’Argento” con la Poesia: 1993-2017 dell’Associazione leginese, è giunto secondo con la poesia “Savei vedde”.  Due affermazioni che concludono, per la poesia, il 2017 di Traversi. Rimangono alcuni concorsi nella narrativa in dialetto e in italiano. Auguri.

 

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